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Si vive di sogni
i sogni vivono in te
vedere il mare dall’alto
in mezzo a valloni
che salgono e scendono
aspri e dolci
lungo linee inventate
da mano certamente divina
Siamo noi, poveri esseri umani sempre in cerca di sfide, sempre in cerca di nuove avventure, che lasciamo dietro le spalle il tran tran quotidiano per buttarci fra crode e valloni. Nella maggior parte dei casi però ci dimentichiamo che qui, basta un errore un miserrimo piccolo errore e tutto può finire, in modo tragico per noi, in modo naturale per la montagna. Già perchè lei la morte la vede ogni istante, vede ogni giorno morire sui suoi pendii fiori, uccelli, insetti, animali, uomini.. E’ naturale, la morte fa parte di noi.

verso il mare
Salito dal Cortese, poco sopra Cavalligi.
Ho seguito la strada forestale che porta alla Piatta passando lungo le case dei miei parenti. La strada è molto ben innevata, circa 20 cm di fresca, il problema è che manca il fondo.
Peccato, la salita è molto carina, sono solo 300 m di dislivello, ma oggi è importante staccare un po, e non competere sportivamente.
Salgo lungo il sentiero fino al ripetitore della Piatta, da cui il panorama è offuscato dalla nebbia che velocemente passa in basso… Peccato. Stacco le pelli e mi avvio in discesa.. mi accorgo alle prime curve che proprio non c’è fondo!!! Zero Zero.. peccato perchè la neve sarebbe stupenda!!! Solo… ad ogni curva si tocca il fondo!!!!
La salita si è presentata da subito difficoltosa. Per 5 minuti si portano gli sci a mano manina, poi pelli in spalla si parte. La crosta ventata è ancor più che dura. Appena le rampe si fanno un po’ più ripide le pelli perdono completamente aderenza. Così si fatica non poco. Meglio mettere i coltelli… OPS… Dimenticati…
Salirò finchè riuscirò senza e infatti mi abbandono a 50 m dalla vetta, perchè davvero fare 1 passo su e scendere 2 m ogni volta.. non mi sembra caso…
La discesa su questa neve non è certo delle migliori. Si gioca tutto su lamina!!
Complessivamente come prima gita la valuto a 3 stelle, perchè la gran voglia ha fatto sì che mi divertissi da matti…

Doveva essere, secondo le previsioni, prevista per martedi, ma lunedi mattina (questa mattinia ndr), la sorpresa è stata quella di trovarsi di fronte a circa 15 cm di neve fresca, e siamo solo al 24 Novembre.
Ottimo direi, la stagione alpinistica e sciistica si preannuncia fantastica, indagini più approfondite diranno quante neve è caduta in montagna.
Oggi per iniziare l’avventura con la neve mi sono recato con l’amico Mario al Nebin. La neve che a prima vista non c’è arrivati alla Sousto del Col è come fiorita. Uno spettacolo!! Nella parte bassa circa 20 cm di bellissima neve…molto trasformata dal freddo, che però fa ottimo fondo. La gita sale leggermente sulla dorsale che porta in brve tempo al colle di Sampeyre, completamente innevato, e di qui percorrendo la via dei Cannoni raggiunge l’ultimo tratto che per salire porta ripidamente alla vetta del Nebin. Un’aria polare ci ha investiti a più riprese, ma sulla cima la completa tranquillità. La neve in cima raggiunge senza problemi i 50 cm ed è stupenda, un peccato non avere gli sci perchè era davvero molto sciabile.
Ieri probabilmente molti hanno avuto la nostra idea, essendo una gita poco impegnativa e sicuramente paesaggisticamente appagante.
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Eccoci alla fine a delineare la povertà portata dal caffè. Nonostante infatti i mezzi di comunicazione funzionino sempre meglio, che orami tutto il mondo sia on line su internet e le informazioni sono raggiungibili in pochi click, pochi sanno che quest’anno il prezzo del caffè ha subito una diminuzione sostanziale, un vero e proprio crollo, il prezzo più basso degli ultimi 30 anni, portando moltissimi produttori (parliamo sempre dei piccoli produttori, non delle multinazionali) sul lastrico.
Il prezzo infatto è pari ad un quarto di quello che si vendeva nel 1995 e pari alla metà del 1999.
Dal caffè, tanto per continuare con i numeri, dipendono 60 milioni di braccianti e oltre 5 milioni di piccoli proprietari terrieri.
Nel solo Messico, che è da considerarsi un piccolo produttore, la crisi ha colpito circa 250000 produttori che hanno perso il lavoro e tre milioni di giornalieri.
Sono numeri che fanno capire come sia grave la crisi creatasi. Ma come tutto ciò è successo?
Semplice, si chiama sovrabbondanza la parola incriminata.
La sovrapproduzione serve alla grandi major del caffè per regolamentarsi il proprio traffico. Già perchè i piccoli produttori servono ai grandi gruppi, ma quando arrivano ad un numero troppo elevato, l’unico modo per farli desistere e riportare il mercato alla legge del più forte è quello di aumentare a tal misura la produzione da costringere i piccoli produttori addirittura a bruciare il proprio caffè perchè di troppo.
L’economia che è ciclica prevede poi una rinascita del prezzo con rinascita di altri piccoli produttori fino a che il mercato si risatura e il ciclo continua. Certo chi non risente mai di queste crisi sono le grandi industrie.
Tutti gli eventi storici poi influiscono in bene o in male sui meccanismi del mercato anche del caffè.
ricordiamo sempre per onore di cronaca che il caffè è il terzo prodotto esportato dai paesi più poveri del globo.
Questo è un dato significativo, per capire la crisi in cui può calare l’economia mondiale di fronte ad una crisi di questo prodotto.
Tanto da per accumulare numeri su numeri, che possono però fare capire meglio la crisi profonda, nel 1994 una libbra di caffè (454 gr) Robusta costava 183 centesimi di dollaro, nel dicembre del 2000 valeva solo 31 cents, quasi esattamente un sesto.
Il caffè subisce lo stato della storia in maniera incredibile. Ad inizio ‘800 per partire da lontano il destino del Brasile cambia in modo radicale perchè Napoleone, tenta una sorta di autarchia continentale, per far fronte al blocco navale inglese, e tante di introdurre cicoria e orzo come sostituti del caffè. Il tutto però non ebbe successo, ma grande successo ebbe l’estraizone di zucchero dalla barbabietola piuttosto che dalla canna da zucchero, ecco che il Brasile, principale esportatore di zucchero di canna dovette modificare la propria produzione e milioni di schiavi affamati furono messi a lavorare nelle piantagioni di caffè.
Già all’inizio del 900 il Brasile dovette far fronte alle prime crisi di sovrappoduzione a cui rispose con un aiuto dalla stato. Fu lo stato infatti che comprò tonnellate di caffè che vennero stipate in magazzini in attesa di essere vendute. Ma, mentre normalmente si verificano per il caffè un’annata abbondante e due annate di bassa produzione, in quel periodo si verificarono ben due annate sovrabondanti, causando un sovraccarico dei magazzini statali. Non era un metodo così efficace, ma in quel caso la fortuna aiutò, facendo scoprire agli Stati Uniti la sostanza nera. Gli Stati Uniti divennero il primo e maggior consumatore di caffè e ripulì i magazzini accumulatisi quesgli anni in Brasile.
Ma altre annate straordinarie, non furono più accompagnate da fortuna, e così si arrivo addirittura a bruciare il caffè perchè troppo abbondante.
A discapito di chi? Naturalmente dei piccoli produttori. I grandi che poi sono solo sei in tutto il mondo, non solo non risentono dell’altalena prezzo, ma sono proprio loro che fanna salire e scendere a proprio piacimento e nei momenti in cui lo desiderano.
Il mercato del caffè da alcuni anni è nella piena maturità dei consumi. Del resto la penetrazione di questo elemento nelle famiglie italiane è prossimo al 100%. In termini di consumo procapite in Italia ci attestiamo su una media di oltre 37 kg annui per nucleo familiare, equivalenti a circa 5,8 Kg di caffè a testa all’anno in media.
Siamo dietro rispetto ad altri paesi Europei ma ricordiamo che il consumo del caffè in quasi tutta europa è il consumo di una bevanda lunga, quasi una tisana, mentre da noi resiste a buon diritto il famosissimo espresso, da gusto intenso e dalle proprietà tonificanti. In Italia i 2/3 del commercio del caffè passa per i canali tradizionali del commercio al dettaglio, ma la stranezza è che a questi corrispondono soltanto il 30% dei consumi mentre il 70% di consumo di caffè viene effettuato fuori casa.
In termini perciò di valore di business la ristorazione batte di gran lunga il dettaglio alimentare.
Ogni giorno di media vengono preparati 70milioni di caffè nei pubblici esercizi, per un qeuivalenti di circa 50milioni di euro di introiti.
Il caffè ha conquistato, secondo dati statistici, il 90% della popolazione adulta del paese collocandosi al terzo posto come bevanda più bevuta dopo acqua e vino.
Questo per iniziare a capire l’importanza di quella tazzina che ogni mattina ci aiuta nel risveglio, e che così grande ruolo ha nell’economia mondiale.
Esistono due importanti mercati del crudo nel mondo: la Borsa di New York per le qualità arabica e la borsa di Londra per quelle Robusta. Il prezzo del caffè varia in base a tutti i fattori legati alla sua produzione: qualità, caratteristiche, origine del prodotto, variazioni climatiche, eventi politici, andamento delle valute e non ultimo speculazioni.
Fino al 1989 il prezzo del caffè è rimasto stabile, senza saliscendi troppo marcati. Questo era dovuto al fatto che l’intero mercato era regolamentanto dagli Accordi Internazionali sul Caffè che disciplinavano il mercato. Dal 1989 gli accordi sono saltati e il mercato del caffè subisce picchi altissimi o bassissimi in breve tempo. Si è parlato di liberalizzazione del mercato del caffè, l’impatto avuto sui mercati mondiali è stato enorme. Per la prima volta dopo 27 anni infatti il prezzo è stato regolamentato dalla domanda e dall’offerta più che da prezzi imposti.
Questo ha causato un fattore di maggiore richiesta di prodotto di qualità, con incremento dei prezzi per poter far fronte al maggior impegno per produrre caffè di qualità, ma al momento in cui l’offerta non compra più per prezzo troppo alto, il caffè ritorna su standard qualitativi più bassi per abbassare i prezzi, finchè il mercato non richiede nuovamente la qualità del prodotto, e il cerchio riprende.
Nei primi anni Novanta, il valore commerciale globale del caffè era di circa 30 miliardi di dollari, di cui 12 miliardi rimanevano ai paesi d’origine; tra il 2000 e il 2001 era arrivato a 65 miliardi, di cui solo 5,5 miliardi restavano ai paesi produttori.
Gli operatori che lavorano nel caffè sono circa una ventina.
Gli operatori commerciali più grandi sono: Neumann Kaffee (Germania), Volcafè (Svizzera), Cargill (Stati Uniti), Esteve(Brasile/Svizzera), Aron ( Stati Uniti), ED&F Man (Regno Unito), Dreyfus (Francia), Mitsuibishi (Giappone). Inoltre, certi grossi distributori di caffè come, Sara Lee/De e Nestlé, possiedono società d’importazione proprie, le quali controllano l’intera filiera del caffè, dal raccolto al consumatore. Grazie alla leadership che si sono assicurate spesso pagano ai produttori un prezzo più basso di quello del mercato mondiale, dal momento che riescono a negoziare i prezzi facendo leva sulla base dei grandi acquisti.
Ho deciso che mi piacerebbe fare un po di chiarezza sui prodotti che consumiamo tutti i giorni, per meglio renderci conto di cosa comperiamo ogni giorno, di che cosa portiamo in tavola durante i pasti, di cosa si nutrono i nostri figli.
Inizio il mio percorso da un elemento che arriva sempre in tavola dopo che abbiamo mangiato: il caffè.
Recupero alcune info da wikipedia per definire meglio il caffè.
Il caffè deriva da una pianta, o meglio da più alberi tropical idella famiglia delle Cofee, i cui semi vengono torrefatti e macinati.
I diversi tipi di caffè che si contano sono oltre 100, i tipi maggiormente commercializzati sono 3: arabica, robusta e liberica.
Molte altre sono le specie minori.
Sulla scoperta del caffè aleggiano come in ogni cosa leggende stravaganti legate più a credenze popolari che ad effettivi dati storici.
La più conosciuta dice che un pastore chiamato Kaldi portava a pascolare le capre in Etiopia. Un giorno queste incontrando una pianta di caffè cominciarono a mangiare le bacche e a masticare le foglie.
Arrivata la notte le capre anziché dormire si misero a vagabondare con energia e vivacità mai espressa fino ad allora. Vedendo questo il pastore ne individuò la ragione e abbrustolì i semi della pianta mangiati dal suo gregge, li macinò e, dopo averne fatta un’infusione, scoprì il caffè. Le capacità eccitanti della bevanda furono presto sfruttate in ambito religioso per le veglie notturne e la bevanda fu grandemente apprezzata dai mistici sufi.
Da wikipedia
Il caffè è insieme al petrolio una delle merci più scambiate al mondo insieme al petrolio e all’acciaio.

Il paese maggior produttore di caffè è il Brasile che da solo produce quasi un terzo del caffè prodotto al mondo, seguito subito dal Vietnam grazie all’esportazione in Cina che negli ultimi anni è notevolmente aumentato.
Questo un piccolo assaggio di quello che a livello mondiale è una degli argomenti economici che danno maggiori grattacapi agli economisti mondiali.